Il binocolo: usi e costumi

Molto utile per chi ama la natura e si diverte a osservare gli animali nel loro habitat naturale, il binocolo si rivela uno strumento fondamentale per coloro che adorano andare in giro per boschi o per chi deve vigilare su un determinato territorio.

Utilizzato per ingrandire oggetti che si trovano a una lunga distanza, nel binocolo le immagini passano attraverso due serie di lenti e poi attraverso dei prismi, e ciò significa che l’immagine viene prima ingrandita e poi raddrizzata per essere ‘letta’ dall’occhio. La scelta del binocolo non dipende solo dal tipo di utilizzo che ne se ne farebbe, ma anche dal prezzo e dal modello di binocolo richiesto, ecco perché sono diversi gli elementi da prendere in considerazione prima di optare per un modello o per l’altro. Prima di effettuare la scelta, infatti, bisogna considerare alcuni parametri che rendono buono un binocolo come l’ingrandimento e il diametro della lente frontale.

L’ingrandimento indica quante volte si vede più vicino l’oggetto osservato, mentre il diametro dell’obiettivo esprime la misura della lente frontale e si tratta di un fattore che sta a indicare anche la luminosità del binocolo stesso, ed è fondamentale per le sue prestazioni. Il fattore crepuscolare, invece, serve a valutare la possibilità di riconoscere un oggetto anche in condizione di scarsa luminosità, mentre il campo visivo del binocolo indica lo spazio che è possibile osservare attraverso il binocolo stesso.

Come scegliere un binocolo

Come detto ormai esistono diverse tipologie di binocolo tra cui è possibile scegliere quello che fa al caso proprio, ma principalmente è possibile optare tra i modelli tradizionali detti a prisma e quelli più moderni conosciuti come prismi a tetto. In pratica, i binocoli tradizionali permettono che l’immagine della lente anteriore arrivi all’oculare tramite diverse riflessioni su specchi posti all’interno dello stesso binocolo, mentre i modelli prismi a tetto presentano le lenti obiettivo in linea con gli oculari e sono per questo di forma più compatta, ma l’immagine riprodotta non è qualitativamente uguale a quella dei binocoli tradizionali.

Per scegliere il binocolo giusto, bisogna anche considerare la distanza minima di messa a fuoco: un binocolo può mettere a fuoco usando un meccanismo centrale a ghiera, mentre altri modelli sono focus free, ovvero non consentono di regolare la messa a fuoco provocando di conseguenza un maggiore affaticamento degli occhi. Anche per questo bisognerà prendere in considerazione le lenti dell’oculare che dovrebbero trovarsi a una distanza quanto più confortevole per l’occhio, a maggior ragione se si indossano anche gli occhiali.

Come scegliere la macchina caffè

La scelta della macchina caffè da avere in casa propria può diventare davvero difficile se di caffè si è patiti. Per potersi godere una tazzina di caffè in ogni momento della giornata non c’è niente di meglio che avere un macchinetta automatica che subito prepara il caffè, ma oggi ce ne sono così tante che la decisione può essere davvero complessa.

Se siete dei patiti del caffè e ogni occasione è buona per andare al bar e ordinarne una tazzina, allora la scelta della macchina caffè da sistemare in cucina diventa davvero complicata. Ormai esistono così tanti tipi di macchina caffè che c’è solo l’imbarazzo della scelta: tra i modelli manuali e quelli automatici e le moderne moka, tra cialde e capsule, non si sa più quale preferire per poter degustare a casa propria un caffè come quello del bar. Nella speranza di trovare la macchina che fa più al caso proprio, è bene prendere in esame un po’ tutti i modelli esistenti e disponibili per capire quale potrebbe essere quello più soddisfacente.

Per scegliere, infatti, il tipo di macchina più idonea al proprio gusto bisogna prendere in considerazione diversi elementi come la qualità del caffè erogato, il materiale in cui è prodotta la macchina e ovviamente anche il prezzo della stessa. Naturalmente più si è esperti più si comprendono le differenze, se invece si è neofiti allora è meglio prima capire quali sono le principali diversità tra le varie tipologie di macchina caffè.

Le diverse macchine da caffè

Quando si desidera bere un buon espresso e lo si vuole preparare in modo pratico e veloce non c’è niente di meglio della macchina caffè a capsule: basta inserire la capsula e subito si otterrà il caffè desiderato. Sebbene considerato qualitativamente inferiore al caffè ottenuto dalle capsule, l’espresso che si prepara con la macchina caffè a cialde può essere altrettanto buono se si usano cialde di qualità superiore. Per i tradizionalisti, che desiderano ottenere la stessa qualità del caffè del bar, sono più adatte le macchinette manuali: sono, infatti, da sempre le più apprezzate dai veri appassionati di caffè perché è possibile usare miscele diverse di caffè in polvere e provare il gusto del vero caffè come si beve al banco del bar.

Le macchine caffe automatiche, invece, si rivelano molto utili perché capaci di macinare i chicchi di caffè in maniera istantanea e di erogare in pochi secondi un caffè espresso di buona qualità. Proprio per questo le automatiche sono tra le macchinette più costose ma apprezzate, perché col tempo si recupera la spesa dovendo acquistare il caffè in chicchi che è molto meno costoso rispetto a quello in polvere o in cialda e capsula.

Cosa sono gli Omega 3?

Conosciuti anche come acidi grassi polinsaturi, gli Omega 3 sono acidi essenziali per il nostro organismo perché partecipano a diverse funzioni fondamentali e lo aiutano a mantenersi sano e forte più a lungo. Vediamo cosa sono, a cosa servono e quali alimenti bisogna assumere più spesso per garantirsi la propria dose giornaliera di Omega 3.

Gli Omega 3 sono acidi grassi di origine animale e vegetale che il nostro organismo non è capace di sintetizzare per cui è necessario assumerli attraverso una corretta alimentazione. Gli Omega 3 derivano dal metabolismo dell’acido alfa-linoleico e sovrintendono a tutte le funzioni della membrana cellulare permettendone la conservazione e l’ossigenazione, inoltre rendono il sangue più fluido agendo sull’aggregazione delle piastrine e combattono gli stati infiammatori dell’organismo.

Proprio per questi benefici è importante riuscire ad assumerne ogni giorno una dose di Omega 3 attraverso un regime alimentare che comprenda gli alimenti ricchi di questi acidi grassi: ciò significa via libera al pesce come salmone, trote, sardine, sgombro, ma non solo. Gli Omega 3 sono presenti anche nei semi e nell’olio di lino, nelle noci e nei cereali come l’avena o il germe di grano, nelle verdure a foglia verdure come spinaci, broccoli, cavoli, che rappresentano anche importanti fonti di vitamine e minerali.

Quali sono i benefici degli Omega 3?

Se si riesce a condurre un’alimentazione equilibrata si riesce facilmente ad assumere la giusta razione di grassi omega 3 al giorno, che non dovrebbe essere superiore ai 3 grammi in quanto gli Omega 3 devono cercare di mantenere un giusto rapporto con gli Omega 6. Infatti, un’assunzione eccessiva di Omega 3 può indurre al contrario a effetti indesiderati come l’aumento del rischio di emorragie e ictus, l’accumulo di metalli nell’organismo o provocare disturbi gastrointestinali come mal di stomaco e bruciori.

Bisogna, quindi, prestare la dovuta attenzione, soprattutto se si è deciso di assumerli tramite integratori. Se assunti ogni giorno nelle giuste dosi, gli Omega 3 hanno delle vere proprietà salvavita per il nostro organismo perché proteggono il cuore dalle malattie cardiovascolari riducendo i trigliceridi presenti nel sangue, abbassando la pressione sanguigna e contrastando la formazione delle placche aterosclerotiche. Inoltre, combattono gli stati infiammatori e riescono a ridurre notevolmente il rischio di tumori, migliorano il ritmo cardiaco, stimolano la memoria e la concentrazione ritardando così i processi degenerativi del cervello, per questo sono molti importanti per contrastare l’Alzheimer. Infine, gli Omega 3 combattono anche l’insorgenza del diabete di tipo 2 proprio perché agiscono sul metabolismo dei grassi.

Segreti di una torcia led per tutte le occasioni

Quando non c’è se ne sente la mancanza e la si vorrebbe in casa: la torcia led può risultare utile in molte occasioni, eppure quasi mai la si ha a portata di mano. Averla in casa o portare con sé all’occorrenza una torcia led si rivela sempre molto conveniente per qualsiasi emergenza e tipo di situazione, ecco perché è consigliabile scegliere la torcia led che fa più al proprio caso.

La scelta di una torcia led può sembrare molto facile, ma a conti fatti non lo è perché oggi esistono tanti e diversi modelli di torce per cui si ha l’imbarazzo della scelta, soprattutto se si è neofiti. Ecco perché prima di procedere alla scelta di una torcia, bisogna prendere in considerazione tutti quei fattori che differenziano i tanti modelli di torce tra i quali sarà poi possibile scegliere quella che fa al caso proprio. Una distinzione che risulta tanto più utile proprio se non si è esperti del settore.

Le torce, infatti, possono differenziarsi le une dalle altre sia per le diverse dimensioni, sia per la tipologia di batterie che bisogna usare per farle funzionare, e sia per il prezzo, che alla fine si rivela il fattore di scelta fondamentale. Quindi, una volta deciso quale tra questi fattori è quello più rilevante, si potrà più facilmente procedere alla scelta della torcia. I diversi modelli che esistono oggi presentano, oltre a peso e dimensioni diverse, anche modalità di luce e lumens prodotti differenti.

Quale torcia preferire?

Come detto, però, il più importante fattore è quello del prezzo che riesce a inquadrare il tipo di torcia led alta potenza da scegliere: per esempio, una torcia sarà tanto più costosa se dotata di un tipo di design molto particolare e accurato e se prodotta in un materiale più resistente a graffi e cadute. Il prezzo lieviterà se la torcia risulterà dotata anche di specifica certificazione che ne caratterizza l’utilizzo: per esempio, dalla certificazione sarà possibile capire se si può usare la torcia anche sott’acqua.

Altro elemento da considerare è il riflettore e, di conseguenza, il vetro di cui è composta, dato che entrambi gli elementi possono fare la differenza sia in termini di prezzo che di prestazioni della torcia. Da non dimenticare anche l’elemento batteria: se, per esempio, la torcia viene usata in maniera occasionale o solo nei casi d’emergenza, magari risulterà più utile e pratico usare delle batterie usa e getta, mentre è meglio optare per batterie ricaricabili se l’uso della torcia diventa più assiduo e frequente, dato che permettono di essere utilizzate centinaia di volte e di ottenere un buon risparmio economico rispetto alle batterie normali.

Impastatrice e planetaria: le differenze

Quando si è appassionati di cucina si è sempre forniti di tutti gli elettrodomestici che permettono di ottenere i manicaretti desiderati e un elettrodomestico che proprio non manca mai in una cucina è l’impastatrice che si rivela uno strumento molto versatile perché capace di lavorare qualsiasi tipo di alimento.

Come scegliere un’impastatrice?

L’impastatrice è uno di quegli elettrodomestici che non manca mai in cucina grazie alle sue molteplici funzioni e ai diversi usi in cui è possibile impiegarla. Infatti, l’impastatrice consente di lavorare a ogni sorta di manicaretti: dalla pasta fatta in casa alla pizza fino alla realizzazione di creme e dolci, l’impastatrice permette di risparmiare molto tempo e notevole fatica perché a lavorare al posto proprio è la macchina.

Il tipo più usato e noto alle appassionate di cucina è l’impastatrice detta planetaria che grazie alle sue tre fruste è capace di raggiungere ogni parte della ciotola e di ottenere un impasto del tutto omogeneo senza lasciare residui di sorta. La scelta di una buona impastatrice oggi è diventata piuttosto difficile perché ormai ne esistono tante e di diversi tipi, anche prodotte da diverse marche e sponsorizzate da grandi chef, per questo è utile avere le idee chiare se si desidera scegliere un’impastatrice per la propria cucina.

Molte chef o esperte di cucina preferiscono a una qualsiasi impastatrice proprio la planetaria perché rispetto ai modelli normali, gioca sul lavoro di ben tre fruste, ovvero ha una frusta a foglia serve per mescolare bene gli ingredienti, quella a filo serve per sbattere le uova, montare la panna o frullare cremine, e la frusta a gancio serve per lavorare gli impasti lievitati. Così fornita l’impastatrice consente a tutte, esperte o meno di manicaretti, di essere capaci di preparare qualsiasi tipo di piatto senza perdere troppo tempo e garantendo un ottimo risultato finale.

Oltre alla planetaria, esistono diversi modelli di impastatrici per cui scegliere quella che può risultare più adatta alle proprie esigenze culinarie, è un po’ più difficile se non si è esperte della materia. Per esempio, uno dei fattori per cui è possibile optare per un modello o per un altro è la potenza dell’elettrodomestico: una buona impastatrice dovrebbe lavorare a una potenza di almeno 325 watt, energia necessaria per gestire tutto il lavoro delle fruste. Altro fattore da non sottovalutare sono le impostazioni , ovvero bisogna assicurarsi che l’impastatrice sia dotata di diversi livelli diversi di velocità.

Diverse possibilità di epilatore che ci sono

Per poter eliminare una volta per tutte i peli superflui ed evitare il dolore della tradizionale ceretta, oggi si può facilmente ricorrere all’uso dell’epilatore. Esistono diversi tipi di epilatore ormai, tra tutti il più famoso è quello a luce pulsata perché consente di risolvere il problema dei peli superflui una volta per tutte.

Ormai la tecnologia ha permesso anche agli epilatori, questi elettrodomestici di cui ogni donna è fornita, di poter essere modificati in modo da risultare non solo di pratico utilizzo ma anche indolori. Effettuare la dolorosa ceretta a strappo quando è possibile utilizzare un semplice epilatore e non patire più alcun dolore è diventato realtà e oggi nei centri estetici è anche possibile sottoporsi al trattamento con epilatore a luce pulsata, che ormai è entrato anche nelle casa delle più fissate. Infatti, oggi accanto agli epilatori normali è possibile trovare anche gli epilatori a luce pulsata che sono muniti della stessa tecnologia e offrono lo stesso servizio di quelli usati nei centri estetici professionale.

L’epilatore a luce pulsata, diversamente da quello normale, ricorre alla tecnologia della fototermolisi selettiva per distruggere il follicolo pilifero attraverso il calore e impedendone allo stesso tempo la ricrescita. Se la lotta ai peli superflui già con l’epilatore normale era quasi vinta, con quello a luce pulsata lo è del tutto perché si possono eliminare i peli in modo perenne senza però danneggiare la pelle, come spesso capita con la ceretta.

Come scegliere l’epilatore

Oggi esistono diversi modelli di epilatore che devono essere valutati bene in quanto si tratta di un apparecchio che non è consigliato usare proprio su tutti i tipi di peli e di pelli. In genere, chi vanta poca peluria può facilmente risolvere il problema con la ceretta, per cui l’epilatore è più consigliato a coloro che hanno peli più scuri rispetto alla pelle e più folti. Chi vuole dire addio al problema dei peli superflui una volta per tutte, non può rinunciare all’uso dell’epilatore. Da sempre usato anche nei centri estetici, l’epilatore anche se di diverse dimensioni, funziona sempre nello stesso modo e cerca di estirpare il pelo alla radice in modo da impedirne una ricrescita veloce.

Esistono però delle regole da rispettare per l’uso domestico dell’epilatore, per cui per scegliere quello più adatto, sarebbe meglio capire il tipo di pelle che si ha e se reagirebbe bene all’uso dell’epilatore. Si può, per esempio, fare una prova stesso presso un centro estetico o facendosi prestare un epilatore e se il risultato dovesse essere positivo, allora si può considerare l’idea dell’epilatore domestico.

Tutti i tipi di seggiolini auto e le sue regole

Quando si deve trasportare in auto un bebè, il bimbo deve poter godere del viaggio in auto in tutta sicurezza, per questo è necessario dotare l’auto di apposito seggiolino che andrà scelto in modo accurato, che sia a norma di legge e in cui il bimbo possa sentirsi sia sicuro che libero di muoversi. Vediamo, quindi, come poter scegliere tra la vasta gamma di seggiolini auto oggi esistenti.

Quali seggiolini auto scegliere

Quando si ha la necessità di trasportare in auto il proprio bambino è bene poterlo fare in tutta sicurezza, per questo bsiogna scegliere un seggiolino auto che garantisca un trasporto sicuro e comodo al bimbo e alla mamma. Infatti, quando si fanno viaggiare i bimbi senza sistemarli prima sul seggiolino si rischia di metterli in pericolo nel caso accada qualcosa: anche una semplice frenata effettuata in modo un po’ più brusco, può farli sbalzare e per questo è importante posizionarli all’interno dei seggiolini auto. Molti genitori però, non concordano su quale possa risultare il posto migliore dove sistemare lo stesso seggiolino.

Poiché i genitori vorrebbero controllare i bambini in ogni istante, propendono a sistemare il seggiolino nel posto anteriore accanto al guidatore ma in realtà l posto migliore in cui sistemare il seggiolino auto è quello al centro dei sedili posteriori. Sistemare il bimbo proprio accanto a sé, infatti, si rivela quasi sempre una scelta non troppo acuta, però ciò non significa che sia vietata dal Codice della Strada. In questi termini non ci sono divieti, certo è che avendolo davanti accanto a sé, si può tenere il bambino più sotto controllo e se si è particolarmente ansiosi forse è meglio sistemare il seggiolino in tal modo.

Oggi è possibile scegliere tra diversi tipi di seggiolini auto a seconda naturalmente dell’età e del peso del bimbo: infatti, ci sono i seggiolini più adatti ai neonati fino ai nove mesi di vita che permettono al bimbo di viaggiare anche sdraiato, e ci sono seggiolini idonei anche ai bambini dai sei ai dodici anni, e si tratta di quei seggiolini auto che servono ad aumentare l’altezza del bambino in modo che possa indossare la cintura di sicurezza. Se il bebè ha meno di quindici mesi andrà sistemato in un seggiolino di Gruppo 0+: più che un seggiolino si tratta di un lettino che protegge il bebè maggiormente alla testa e alla gambe, se invece il vostro bimbo ha dai nove mesi ai cinque anni d’età andranno bene seggiolini auto del Gruppo 1, che bisogna fissare usando le cinture di sicurezza.

Le cinture, infatti, dovranno essere ben tese: in questo modo si eviterà qualsiasi movimento del seggiolino. Per i bimbi fino a sei anni sono adatti i seggiolini auto del Gruppo 2, in quanto sono dotati di braccioli e schienale per far rialzare il bambino in modo da fissarlo con la cintura di sicurezza. In genere, i seggiolini auto vengono usati anche per quei bambini che anche se anagraficamente grandi, non arrivano al metro e mezzo di altezza necessario per usare le cinture di sicurezza.

L’enigma dei teschi di cristallo

Novembre 1923, Sud America. Una bambina di 10 anni, Anna Mitchell-Hedges, trova per caso un oggetto di cristallo. All’inizio sembra un normale reperto archeologico. Pian piano, però, si capisce che, in realtà, si tratta dl un manufatto speciale, che fa parte di una serie di oggetti particolari: sono i “teschi di cristallo”, chiamati anche “del destino”.

Teschi di cristallo: cosa sono e quanti sono?

Ben presto si scopre che questi teschi sarebbero addirittura 13, separati molti anni fa e in attesa di essere riportati, lutti assieme. nello stesso luogo. Una volta che si dovesse verificare, questa condizione svelerebbe all’uomo una formula per ”salvarsi”. Da casa non è dato saperlo. Quel che è certo, è che da quel momento comincia una caccia planetaria al teschi mancanti: la caccia ai misteriosi “teschi di cristallo”. Un enigma che si perde nella notte dei tempi, riportato alla ribalta dal più famoso archeologo di Hollywood, Indiana Jones, in un film del 2008.

Finzione cinematografica a parte, i teschi di cristallo esistono davvero e sono numerosi, tanto da essere sparsi un po’ in tutto il mondo. Il più famoso è il già citato Mitchell-Hedges, che prende il nome dalla bambina che l’ha scoperto. Al British Museum ce n’è un altro della fine del 1800. La teca che lo contiene viene coperta ogni sera con un panno. È una richiesta degli addetti alle pulizie che – in qualche modo – si sentono a disagio nelle ore in cui il museo è chiuso al pubblico: hanno più volte detto di avere udito rumori, visto strane luci e di sentirsi osservati.

I teschi di cristallo nel mondo

Un teschio di cristallo è nel Museo di qual Branly di Parigi. Di fattura rudimentale, è stato scoperto in Messico a fine Ottocento. C’è, poi, il cosiddetto teschio Max, che ora si trova in Texas ma apparteneva a un guaritore tibetano che l’ha regalato ai suoi attuali possessori. Scoperto nel 1920 in una tomba del Guatemala, secondo alcuni studiosi risalirebbe all’8000 avanti Cristo. Il teschio Quarzo Rosa è stato, invece, trovato al confine tra l’Honduras e il Guatemala e ha la mandibola mobile. Ce ne sono molti altri in giro per il mondo. Stabilire il numero esatto è pressoché impossibile.

Anche se, secondo un’antica leggenda, quelli autentici sarebbero solo 13. come distinguerli dalle copie o dagli altri reperti simili che si trovano in giro per il mondo?Uno dei più famosi è stato scoperto in Messico dal detective Nick Nocerino. Alcune persone che stavano effettuando scavi lungo un fiume gli hanno domandato di svolgere indagini psicometriche per cercare di localizzare qualche antico manufatto. E anche da quella ricerca è emerso un teschio di cristallo-

Le scimmie si ubriacano?

Noi umani consumiamo una grande varietà di cibi, ma siamo diventati così avventurosi soltanto in epoca relativamente recente: apparteniamo ai grandi primati, che discendono da altre scimmie la cui alimentazione comprendeva prevalentemente frutta.

L’alimentazione delle scimmie

Per esempio, i nostri parenti più prossimi tuttora in vita (i gibboni, gli oranghi, i gorilla e gli scimpanzé) si nutrono quasi esclusivamente di frutti di grandi dimensioni e molto zuccherini. Fanno eccezione i gorilla di montagna che prediligono vegetazione erbacea vista la scarsità di altre piante ad altitudini di oltre 1500 metri in zone tropicali. Effettivamente, i primati si sono diversificati, diventando le creature frugivore dei bassipiani tropicali che conosciamo, circa 45 milioni di anni fa. Diverse mutazioni adattive sensoriali, per esempio la visione stereoscopica (tridimensionale) e tricromatica, oggi consentono alle scimmie di distinguere i frutti più maturi e colorati, altrimenti invisibili a distanza, nascosti dalla fitta e caotica copertura arborea della foresta.

È stato dimostrato che anche la sensibilità olfattiva delle scimmie a diversi tipi di alcol è molto elevata. Le scimmie ragno o Atales sono la specie perfetta per testare l’ipotesi della scimmia ubriaca secondo l’antropologa Christina Campbell della California State University a Northridge. Sono eminentemente frugivore e molto abili nel distinguere livelli minimi di etanolo in esperimenti gustativi. La dottoressa lavora a Panama misurando il tenore alcolico dei frutti selvatici preferiti dalle scimmie, e mettendolo poi in relazione ai prodotti metabolici rilevati in campioni di urina e di pelo.

Le novità alimentari

I primati e altri ultimali, poi, potrebbero ricavare alcol non soltanto dalla frutta: il biologo Frank Wiens ha trascorso anni nella foresta malese, a studiare le reazioni di lori lenti, tupaie e altri mammiferi al nettare contenuto nei fiori di una particolare palma di grandi dimensioni. La sostanza zuccherina in costante fermentazione sembrava particolarmente apprezzata per il suo contenuto alcolico. Molte specie di uccelli, tra cui i colibrì e le nettarinie, oltre naturalmente a svariati insetti, si nutrono esclusivamente di nettare. L’esposizione naturale all’alcol, sembra essere molto più comune di quanto pensiamo.

Negli ultimi due milioni di anni, la dieta umana si è diversificata, e da quando siamo diventati agricoltori, abbiamo compiuto scelte alimentari radicalmente in contrasto con le precedenti fonti nutritive. Tuttavia, discendiamo da specie eminentemente frugivore: i nostri antenati erano primati che si cibavano dei tesori zuccherini delle foreste e chi si nutre di frutta matura consuma anche alcol, benchè in quantità ridotte. Parallelamente ai primi esperimenti di coltivazione stanziale dei nostri primogeniti neolitici, i primi casi di fermentazione indotta di frutta e cereali potrebbero avere messo in luce i risvolti psicoattivi, con ricadute benefiche sulle scorte energetiche necessarie a far fronte alle nuove sfide poste dalla neonata agricoltura.

Vado su Marte…

Quarto del sistema solare, Marte è anche noto con il nome di ‘pianeta rosso’ per via del colore, dovuto all’ossido di ferro (ruggine). La sua atmosfera, molto diversa dalla nostra, si compone del 95% di Anidride carbonica (CO2), mentre la rimanente parte è costituita da azoto, argon e pochissimo ossigeno.

Caratteristiche di Marte

Il clima è più simile a quello della terra rispetto alle temperature che si trovano su altri pianeti del sistema solare. Le temperature variano tra i -140 gradi centigradi d’inverno e i 20 gradi d’estate. La grande escursione termica è dovuta a due fattori principali. Il primo riguarda l’elevata distanza dal sole (che è giusto il doppio rispetto alla distanza che la Terra ha dal sole), per cui Marte ha una rivoluzione intorno alla stessa stella che dura due anni terrestri, con le stagioni che hanno doppia durata rispetto alle nostre. Il secondo è l’atmosfera marziana, molto più sottile in confronto a quella della terra, che non riesce a trattenere il calore come avviene sul nostro pianeta.

Su Marte, inoltre, l’acqua non può diventare liquida a causa della bassa pressione atmosferica, ma è presente sotto forma di vapore. Alcuni meteoriti caduti nell’Antartide, al Polo Sud, negli anni 80 presentano caratteristiche chimiche molto simili a quelle del suolo marziano. Numerosi studi specialistici sui frammenti hanno stabilito che, circa quattro miliardi di anni fa, su Marte erano presenti nanobatteri simili a quelli che vivono sulla Terra. L’ultima recente scoperta di metano sul Pianeta rosso ha ridato forza all’ipotesi che altre forme di vita possano nascere di nuovo su Marte.

C’è vita su Marte

Il robot Curiosity, che analizza l’atmosfera marziana ha scoperto tracce di presenza regolare di gas metano sul pianeta rosso. Alla sua origine ci potrebbe essere l’attività di microbi, ossia sostanze organiche. La straordinaria scoperta apre la strada a nuove ipotesi circa l’evoluzione della vita su pianeti diversi dalla Terra, anche se le emissioni sembrano troppo scarse per dare inizio alla nascita di forme biologiche. Da sempre i pianeti che fanno parte del Sistema Solare rappresentano motivo di grande fascinazione per gli abitanti della terra; la domanda se ci sia vita o meno sugli altri pianeti è da sempre al centro del dibattito scientifico.

Il pianeta rosso, in particolare, è quello che più di tutti secondo gli studiosi può ospitare la vita: la presenza dell’acqua, del metano ma anche di condizioni atmosferiche molto simili alla terra fa di questo pianeta il più adatto alla formazione di vita. Alcune foto scattate dalla Nasa, non a caso, hanno fatto pensare che il pianeta fosse occupato anche da chiazze di vegetazione. La spiegazione dell’ente spaziale statunitense, dopo un’attenta analisi, chiarisce però che dovrebbe trattarsi solo di un’illusione ottica.

Come funziona l’immunologia?

Oggi si pensa che l’approccio genomico sia l’unico possibile nelle ricerche mirate alla cura di virus e malattie. Tante risposte, tuttavia, non arrivano solo dai geni ma anche dall’immunologia. Sono tantissimi, infatti, gli studiosi che si stanno concentrando sulla via immunoterapica.

La pratica immunoterapica contro i tumori

Questi studiosi in sostanza stanno cercando di capire come utilizzare i virus per distruggere le cellule malate. In Gran Bretagna esistono già dei virus buoni (modificati geneticamente) che servono come veicoli per rendere il tumore aggredibile da radioterapia e chimioterapia. Un esempio calzante è Oncovex, il virus di Herpes simplex che costringe il tumore a produrre proteine che portano alla produzione di granulociti macrofagi (alcune delle cellule del sistema immunitario che normalmente si scatenano quando c’è un processo infiammatorio in corso.

Il melanoma della pelle, per esempio, è quasi insensibile alle cure classiche, ma con i virus ci sono risultati apprezzabili. Grazie ai virus amici sta progredendo anche la lotta al mieloma, il cancro del midollo osseo. Alcuni ricercatori americani della Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota, sono riusciti ad arrestare la proliferazione del male in due pazienti anziane usando una super-dose di morbillo. rimane però, da verificare se e quali interferenze possano esserci a causa delle vaccinazioni fatte in età pediatrica. In Italia ci sono 350-380mila nuovi casi di tumore ogni anno ma si muore molto meno che in passato.

E’ possibile curare anche i tumori killer

Anche i cosiddetti ‘big killer’, polmone, colon, retto e mammella, se presi in tempo non fanno più paura. Da recenti statistiche, infatti, sappiano i che nelle fasi iniziali della malattia guariscono il 95 per cento dei malati di tumore alla mammella e l’85% di quelli al polmone. Il chirurgo universitario va un po’ in controtendenza rispetto ai suoi colleghi e invita a non cantare vittoria troppo presto riguardo i farmaci molecolari. “Alcuni composti agiscono nella direzione sbagliata o in maniera incompleta.

Sarà necessario attendere 50-60 anni per avere una scelta tra più medicamenti che interagiscano tra loro andando a interferire in maniera profonda e risolutiva con i meccanismi delle molecole. Oggi le agenzie di approvazione dei farmaci, come la Food and Drug Administration americana, bocciano i nuovi farmaci già nella Fase 1, ossia quella dei test di tossicità. Ad alcuni non è ancora chiaro il messaggio che non serve creare un’aspirina potentissima se poi ti distrugge il rene.

Il gelato che sfida l’universo

L’estate è arrivata, con le sue splendide giornate di sole. A volte fin tropo troppo calde. In ogni casa però c’è un posto non così caldo, un posto dove gelati, insalata e yogurt restano al fresco. Frigoriferi e freezer sono meravigliosi, ma perché questa meraviglia deve limitarsi a una scatola più o meno grande in un angolo della cucina? Perché non possiamo aprire la porta e distribuire freddo nel resto della stanza?

La fisica nel funzionamento del frigorifero

Può sembrare che il frigorifero non faccia altro che ronzare immobile e tranquillo, ma in realtà combatte una tremenda battaglia. Ogni frigorifero si ribella alle regole dell’Universo. La legge universale prevede che il calore fluisca dalle cose più calde a quelle più fredde. Le bevande calde ci scaldano, e la nostra mano può fondere cubetti di ghiaccio trasmettendo loro calore. Funziona sempre cosi. E’ la seconda legge della termodinamica, una delle cose più importami che sappiamo sull’Universo.Come fa un frigorifero ad andare in controtendenza? Il ronzio del frigo è dovuto al lavoro di un compressore che porta ad alta pressione un gas speciale, un refrigerante.

Il gas pressurizzato viene poi spinto in una condotta sigillata che passa dentro al frigo e raffredda per l’espansione. É un po’ come spruzzare un aerosol con una bomboletta: il gas si espande rapidamente e si raffredda di conseguenza. Se toccate la bomboletta dopo averla usata sentirete che è fredda. Il cibo nel frigo cede un po’ di calore al gas freddo o si raffredda a sua volta. Magico! Ma c’è un prezzo da pagare. Vi siete mal chiesti perché il frigo abbia bisogno di una sorgente di energia? Il cibo che si raffredda cede energia: perché questo processa deve richiedere altra energia? Il motivo è che il frigo sta contrattando con l’Universo, e la moneta di scambio è l’entropia.

L’entropia del frigo e le leggi dell’universo

L’entropia è una misura del disordine dell’Universo e, come sa bene chi ha un lavandino con i piatti da lavare le cose tendono al disordine se lasciate a se stesse. L’ordine nel frigo è legato al concetto di separazione. Dentro al frigo c’è aria fredda, fuori c’è aria calda. Questo è ordine. Appena si apre porta, le molecole di aria calda e fredda si mescolano e nasce il disordine. E’ di nuovo la seconda legge della ovvero termodinamica al lavoro: il prezzo che tutta l’entropia tende ad aumentare, anche se la quantità totale di dobbiamo pagare energia rimane la stessa all’entropia Lo scambio è questo: l’interno del frigo si raffredda e l’entropia diminuisce.

Perché ciò avvenga, all’esterno del frigo temperatura e entropia devono aumentare. Per mantenere l’interno più freddo bisogna fornire energia, quella stessa energia che diventa calore sul retro del frigo. Il calore immesso in cucina è maggiore di quello sottratto all’interno del frigo. Il frigo può vincere la sua piccola battaglia all’interno, ma perderà sempre la guerra. Le leggi dell’universo dicono che il frigo aperto non può raffreddare la cucina perchè la piccola quantità di fresco all’interno deve essere superata dal calore extra e dall’entropia all’esterno. Aprendo la porta del frigo la cucina quindi si scalda, perchè l’Universo e il secondo principio della termodinamica alla fine devono vincere.