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Acqua alcalina

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Che cos’è e a cosa serve l’acqua alcalina? L’acqua alcalina, anche conosciuta come acqua ionizzata, presenta delle caratteristiche diverse dall’acqua comune perché ha un pH maggiore di 7. Ciò è la diretta conseguenza dell’essere letteralmente prodotta grazie all’utilizzo di ionizzatori d’acqua, che ormai è possibile installare anche in casa propria per beneficiare dell’acqua alcalina sempre.

Quali sono i vantaggi dell’acqua alcalina

Diversamente dall’acqua del rubinetto, l’acqua alcalina presenta un pH diverso e proprio per queste sue caratteristiche molti affermano che berla quotidianamente riesce a rallentare l’invecchiamento cutaneo, e non solo. L’acqua alcalina, infatti, sembra essere una sorta di vademecum utile per combattere e prevenire la carie e per rafforzare il tessuto osseo. Quindi, assumere acqua alcalina fa bene, ma perché? Il principale vantaggio dell’assunzione di acqua alcalina è quello di riuscire a equilibrare l’ambiente prevalentemente acido del corpo umano: per esempio, sono molte le persone oggi che per regolarizzare e riequilibrare l’alcalinità dell’organismo seguono un regime alimentare pensato appositamente.

In genere infatti, non si è molto attenti alla propria alimentazione e si lascia che nel corpo si formi un ambiente altamente acido che tende a sottrarre all’organismo quei minerali come il magnesio e il calcio che servono per regolare il livello di pH del sangue. Quindi, grazie all’assunzione di acqua alcalina si andrebbe proprio a riequilibrare tale ambiente acido. Inoltre, questo tipo di acqua sembra utile anche nella prevenzione di quelle patologie legate alla degenerazione delle cellule delle ossa, come l’osteoporosi, e dei disturbi renali. È il modo stesso in cui riesce a essere subito assimilata dalle cellule a rende quest’acqua ionizzata più idonea per l’idratazione dell’organismo, tanto che è possibile usarla per combattere la secchezza della pelle e dei capelli.

Come ottenere l’acqua alcalina

Per poter ottenere l’acqua alcalina bisogna usare gli appositi ionizzatori oppure è possibile ricorrere anche ai più comodi distillatori d’acqua. I distillatori, infatti, funzionano trasformando l’acqua normale del rubinetto in vapore che condensa di nuovo in un’acqua che risulterà pulita, ovvero libera da tutte quelle impurità e quelle tossine acide che invece sono presenti nell’acqua normale.

Per rendere alcalina l’acqua comune, inoltre, è necessario aggiungere alcuni ingredienti: per esempio, è sufficiente spremere in un bicchiere d’acqua comune del succo di limone o di lime e l’acqua diventerà automaticamente alcalina e, quindi, risulterà più sana rispetto all’acqua comune. Non per niente molte persone appena sveglie al mattino assumono un bicchiere di acqua e limone. Se non si vuole optare per l’acqua e limone, è possibile ricorrere agli ionizzatori e si può scegliere tra ionizzatori removibili o permanenti a seconda delle proprie esigenze.

Batterie ricaricabili

Batterie-ricaricabili

Possono rivelarsi molto utili: le batterie ricaricabili oggi possono offrire una durata e una performance straordinarie, ma dipende dal tipo di batterie di cui si ha bisogno e per cosa le si deve impiegare. Non appena vennero introdotte si è assistito a un vero e proprio boom di batterie ricaricabili, ma vediamo nel dettaglio come sceglierle e cosa significa che una batteria è ricaricabile.

Batterie ricaricabili: perché sceglierle

L’introduzione delle batterie ricaricabili è stata accolta da subito come una vera manna dal cielo: poter usare e riusare una batteria significa risparmiare in termini economici l’acquisto di batterie sempre nuove, che magari sono anche destinate a durare meno di quel che serve o che ci si aspetti. Le batterie ricaricabili non hanno questo ‘difetto’ proprio perché è possibile usarle sempre, anzi, la batteria ricaricabile deve essere sfruttata al massimo fin quando ha ancora energia.

Ecco perché i primi cicli di carica e ricarica sono fondamentali per il corretto uso e la performance nel tempo delle batterie, per cui meglio sempre verificare quale sia la durata della carica iniziale e il tempo massimo di ricarica. Infatti, le batterie vanno ricaricate ogni volta che risultano completamente scariche e mai quando c’è ancora un po’ di carica, altrimenti iniziano a difettare nelle prestazioni.

Come usare le batterie ricaricabili

La prima regola è proprio quella di evitare di ricaricarle quando conservano anche solo una residua energia, inoltre bisogna prestare attenzione a non ricaricarle oltre il tempo necessario per cui non bisogna lasciarle mai in carica troppo a lungo. Se possibile, anzi, meglio lasciarle riposare dopo la ricarica evitando di usarle quando sono ancora ‘calde’, inoltre bisogna stare attenti a non lasciarle inutilizzate per lunghi periodi. In questi casi sarebbe meglio caricarle e metterle da parte solo dopo aver effettuato un ciclo di scarica e ricarica completo, che andrà ripetuto ogni tre mesi se si vuole continuare a sfruttare le batterie.

Le batterie al litio presentano diversi vantaggi come una maggiore potenza e nessun effetto memoria. Infatti, diversamente dalle normali batterie ricaricabili quelle al litio non memorizzano l’eventuale carica non completa tanto che possono essere ricaricate anche solo parzialmente proprio perché non hanno il difetto dell’effetto memoria. Esistono, poi, delle batterie ricaricabili che si caratterizzano per la bassa auto scarica e che sono già pronte per essere usate appena acquistate in quanto già cariche. Le batterie ricaricabili, quindi, si rivelano la scelta ideale per gli apparecchi ad alto potere di scarica.

Dieta proteica

dieta proteica

Conosciuta anche come dieta a basso contenuto di carboidrati, ovvero low cab diet, la dieta proteica serve a chi vuole dimagrire bene e in fretta perché, attraverso la non assunzione di carboidrati, permette all’organismo di asciugarsi più facilmente e in minor tempo rispetto a un regime alimentare che ammetta l’assunzione di carboidrati per dimagrire.

Cos’è la dieta proteica?

È soprattutto la dieta del palestrato ma può diventare un regime alimentare adatto a qualsiasi tipo di persona: la dieta proteica prevede un’alimentazione ricca di proteine e a basso contenuto di carboidrati. Come regime alimentare sembrerebbe uno dei migliori dato che permette di mantenersi sempre in forma e di non mettere su grasso, ma come è possibile? In pratica attraverso un tale regime si assumono solo proteine magre e una percentuale di carboidrati davvero molto esigua, per questo il dimagrimento si rivela anche molto veloce all’inizio dato che l’organismo si ‘asciuga’ di tutta la ritenzione idrica provocata anche dall’assunzione dei carboidrati.

Le proteine, infatti, collaborano affinché l’organismo mantenga la massa magra intatta e, anzi, fanno in modo da aumentarla: maggiore massa magra significa anche una maggiore tendenza a bruciare di più i grassi e quindi a combattere l’appetito. Quante proteine bisogna assumere è presto detto: si tratta di una quantità giornaliera che per l’uomo è fissata in 56 grammi al giorno, mentre per la donna si ferma a 46 grammi. Importante, però, è sapere quali tipologie di proteine prediligere e assumere rispetto alle altre.

Come perdere peso con le proteine

Per chi desidera perdere in breve tempo un po’ di peso è utile seguire un regime alimentare ricco di proteine, ma bisogna sapere anche quali assumere, ovvero quelle che stimolano il metabolismo. Infatti l’accumulo di grassi dipende dal lento funzionamento del metabolismo per cui si brucia poco e si tende ad accumulare grasso soprattutto in determinate zone del corpo: con una dieta proteica si iniziano a introdurre nella propria alimentazione quelle proteine di cui si ha bisogno proprio per calare di peso.

Via libera, quindi, a pesce, pollo, carne rossa, formaggi magri, uova e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi, ciò significa che ogni giorno si potrà portare a tavola un bel petto di pollo cotto alla piastra, una coscia di pollo al forno, un’orata all’acquapazza, o due uova a la coque, da affiancare ai cosiddetti carboidrati intelligenti, ovvero cereali integrali, frutta e verdura che riusciranno a garantire all’organismo un giusto apporto di fibre. Naturalmente inutile sottolineare come sia fondamentale anche bere almeno due litri di acqua al giorno, evitare bevande alcoliche e superalcoliche che contengono carboidrati e zuccheri, e usare dolcificanti artificiali.

Glucosamina

Glucosamina

La glucosamina è uno dei fondamentali precursori della sintesi delle proteine glicosilate e dei lipidi ed è oggi usata come trattamento per l’artrite e per l’artrosi, per questo viene classificata come integratore alimentare.

Cos’è la glucosamina

Oggi la glucosamina viene adottata da milioni di persone come trattamento per l’artrosi: infatti sembra che riesca a fermare o rallentare il deterioramento della cartilagine nelle articolazioni e, soprattutto, si rivela efficace come antidolorifico. In pratica in poco tempo la glucosamina si è rivelata non solo un buon rimedio contro l’artrosi, ma anche una cura alternativa agli antidolorifici e ciò è stato avallato dai risultati positivi ottenuti nella maggior parte dei casi trattati con tale integratore.

Studi medici hanno dimostrato, infatti, come la glucosamina riesca a proteggere la cartilagine e a ridurre il dolore migliorando la flessibilità delle articolazioni, un successo che naturalmente dipende anche dal paziente e dal grado di gravità della stessa malattia. Oltre alle articolazioni delle ginocchia, con l’assunzione della glucosamina è possibile curare anche le articolazioni di caviglie e spalle, mentre si posso trattare magari con una percentuale di successo leggermente inferiore anche le articolazioni di dita, piedi e della colonna spinale.

Come si usa la glucosamina

La glucosamina è una di quelle sostanze che sono state qualificate come a lenta azione sintomatica e questo perché si è visto come l’organismo, una volta assimilata, riesca a usarla per costruire le cartilagini. È però necessario del tempo prima che il corpo possa beneficiare delle sue qualità curative: in pratica, bisogna attendere alcune settimane prima di notarne gli effetti positivi e aspettare alcuni mesi prima che la sua assunzione determini l’effetto desiderato. Per ottenerlo, infatti, il paziente deve assumere glucosamina almeno per tre mesi consecutivi in una dose di 1500 mg al giorno: una volta smessa la sua assunzione, scompaiono presto anche i suoi effetti benefici, per questo la si raccomanda per un utilizzo prolungato nel tempo.

Poiché questa sostanza si ricava dal guscio dei crostacei e rappresenta uno dei principali monosaccaridi, la si prescrive a chi non soffre di intolleranze o allergie verso i crostacei e a chi non soffre di diabete, per questo dev’essere il medico curante a stabilire se la sua assunzione può giovare o meno al paziente. Nonostante i suoi benefici, curare artrite e artrosi con la glucosamina oggi non viene considerata come una terapia medica, ma semplicemente come una terapia alternativa dato che la glucosamina è considerata un integratore.

Panca a inversione

Panca a inversione

Perché si usa la panca a inversione? Chi la usa e come? La panca a inversione è un particolare attrezzo usato non solo dagli atleti ma anche da chi pratica sport a livello non agonistico e serve per alleviare diversi malesseri che possono colpire la colonna vertebrale. Vediamo come si usa e chi può usarla.

Cos’è la panca a inversione?

La panca a inversione è un attrezzo che serve a stare sdraiati a testa in giù e consente di raggiungere l’inclinazione voluta in modo del tutto graduale. In pratica è un attrezzo che permette di effettuare un tipo di esercizio che serve come trattamento di trazione della colonna vertebrale: infatti, quando si sta a testa in giù le articolazioni sono automaticamente sollecitate da una forza uguale e contraria rispetto a quando si sta in piedi.

La panca, quindi, è utile per ridurre i dolori alla schiena e per migliorare la propria capacità di orientarsi nello spazio e acquisire un maggiore senso dell’equilibrio. A usare la panca a inversione sono soprattutto sciatori e piloti, che allenano la propria percezione per raggiungere più in fretta e più facilmente l’equilibrio.

Come si usa la panca a inversione

La terapia della panca rappresenta il modo ideale e il più naturale per dare sollievo alla propria schiena, ma serve anche a migliorare la circolazione del sangue, e si rivela utile per ridurre lo stress e la tensione in quanto agisce sugli effetti che la forza di gravità esercita ogni giorno sul corpo umano. L’uso della panca riesce a invertire la polarità del corpo favorendo l’irrigazione sanguigna dei tessuti e operando in modo che l’energia arrivi a tutti gli organi.

La panca a inversione è utile per gli atleti ma anche per chi pratica sport a livello non agonistico proprio perché permette di lenire i dolori della colonna vertebrale, quindi chi soffre di mal di schiena può trarne il giusto sollievo e non solo, l’esercizio sulla panca favorisce una migliore circolazione sanguigna e consente di diminuire lo stress quotidiano che si subisce a causa degli effetti negativi provocati dalla forza di gravità sul proprio organismo.

Gli effetti positivi sull’organismo che derivano dall’utilizzo della panca a inversione si sono rivelati, quindi, decisivi per tutti. L’utilizzo della panca, proprio perché consente di attivare la circolazione sanguigna, permette di conseguenza di lenire i problemi legati alle vene varicose, aumenta l’ossigenazione del cervello, e consente un ringiovanimento e una rivitalizzazione cellulare dei tessuti.

Il binocolo: usi e costumi

binocolo usi e costumi

Molto utile per chi ama la natura e si diverte a osservare gli animali nel loro habitat naturale, il binocolo si rivela uno strumento fondamentale per coloro che adorano andare in giro per boschi o per chi deve vigilare su un determinato territorio.

Utilizzato per ingrandire oggetti che si trovano a una lunga distanza, nel binocolo le immagini passano attraverso due serie di lenti e poi attraverso dei prismi, e ciò significa che l’immagine viene prima ingrandita e poi raddrizzata per essere ‘letta’ dall’occhio. La scelta del binocolo non dipende solo dal tipo di utilizzo che ne se ne farebbe, ma anche dal prezzo e dal modello di binocolo richiesto, ecco perché sono diversi gli elementi da prendere in considerazione prima di optare per un modello o per l’altro. Prima di effettuare la scelta, infatti, bisogna considerare alcuni parametri che rendono buono un binocolo come l’ingrandimento e il diametro della lente frontale.

L’ingrandimento indica quante volte si vede più vicino l’oggetto osservato, mentre il diametro dell’obiettivo esprime la misura della lente frontale e si tratta di un fattore che sta a indicare anche la luminosità del binocolo stesso, ed è fondamentale per le sue prestazioni. Il fattore crepuscolare, invece, serve a valutare la possibilità di riconoscere un oggetto anche in condizione di scarsa luminosità, mentre il campo visivo del binocolo indica lo spazio che è possibile osservare attraverso il binocolo stesso.

Come scegliere un binocolo

Come detto ormai esistono diverse tipologie di binocolo tra cui è possibile scegliere quello che fa al caso proprio, ma principalmente è possibile optare tra i modelli tradizionali detti a prisma e quelli più moderni conosciuti come prismi a tetto. In pratica, i binocoli tradizionali permettono che l’immagine della lente anteriore arrivi all’oculare tramite diverse riflessioni su specchi posti all’interno dello stesso binocolo, mentre i modelli prismi a tetto presentano le lenti obiettivo in linea con gli oculari e sono per questo di forma più compatta, ma l’immagine riprodotta non è qualitativamente uguale a quella dei binocoli tradizionali.

Per scegliere il binocolo giusto, bisogna anche considerare la distanza minima di messa a fuoco: un binocolo può mettere a fuoco usando un meccanismo centrale a ghiera, mentre altri modelli sono focus free, ovvero non consentono di regolare la messa a fuoco provocando di conseguenza un maggiore affaticamento degli occhi. Anche per questo bisognerà prendere in considerazione le lenti dell’oculare che dovrebbero trovarsi a una distanza quanto più confortevole per l’occhio, a maggior ragione se si indossano anche gli occhiali.

Come scegliere la macchina caffè

scegliere la macchina caffe

La scelta della macchina caffè da avere in casa propria può diventare davvero difficile se di caffè si è patiti. Per potersi godere una tazzina di caffè in ogni momento della giornata non c’è niente di meglio che avere un macchinetta automatica che subito prepara il caffè, ma oggi ce ne sono così tante che la decisione può essere davvero complessa.

Se siete dei patiti del caffè e ogni occasione è buona per andare al bar e ordinarne una tazzina, allora la scelta della macchina caffè da sistemare in cucina diventa davvero complicata. Ormai esistono così tanti tipi di macchina caffè che c’è solo l’imbarazzo della scelta: tra i modelli manuali e quelli automatici e le moderne moka, tra cialde e capsule, non si sa più quale preferire per poter degustare a casa propria un caffè come quello del bar. Nella speranza di trovare la macchina che fa più al caso proprio, è bene prendere in esame un po’ tutti i modelli esistenti e disponibili per capire quale potrebbe essere quello più soddisfacente.

Per scegliere, infatti, il tipo di macchina più idonea al proprio gusto bisogna prendere in considerazione diversi elementi come la qualità del caffè erogato, il materiale in cui è prodotta la macchina e ovviamente anche il prezzo della stessa. Naturalmente più si è esperti più si comprendono le differenze, se invece si è neofiti allora è meglio prima capire quali sono le principali diversità tra le varie tipologie di macchina caffè.

Le diverse macchine da caffè

Quando si desidera bere un buon espresso e lo si vuole preparare in modo pratico e veloce non c’è niente di meglio della macchina caffè a capsule: basta inserire la capsula e subito si otterrà il caffè desiderato. Sebbene considerato qualitativamente inferiore al caffè ottenuto dalle capsule, l’espresso che si prepara con la macchina caffè a cialde può essere altrettanto buono se si usano cialde di qualità superiore. Per i tradizionalisti, che desiderano ottenere la stessa qualità del caffè del bar, sono più adatte le macchinette manuali: sono, infatti, da sempre le più apprezzate dai veri appassionati di caffè perché è possibile usare miscele diverse di caffè in polvere e provare il gusto del vero caffè come si beve al banco del bar.

Le macchine caffe automatiche, invece, si rivelano molto utili perché capaci di macinare i chicchi di caffè in maniera istantanea e di erogare in pochi secondi un caffè espresso di buona qualità. Proprio per questo le automatiche sono tra le macchinette più costose ma apprezzate, perché col tempo si recupera la spesa dovendo acquistare il caffè in chicchi che è molto meno costoso rispetto a quello in polvere o in cialda e capsula.

Cosa sono gli Omega 3?

Cosa sono gli omega 3

Conosciuti anche come acidi grassi polinsaturi, gli Omega 3 sono acidi essenziali per il nostro organismo perché partecipano a diverse funzioni fondamentali e lo aiutano a mantenersi sano e forte più a lungo. Vediamo cosa sono, a cosa servono e quali alimenti bisogna assumere più spesso per garantirsi la propria dose giornaliera di Omega 3.

Gli Omega 3 sono acidi grassi di origine animale e vegetale che il nostro organismo non è capace di sintetizzare per cui è necessario assumerli attraverso una corretta alimentazione. Gli Omega 3 derivano dal metabolismo dell’acido alfa-linoleico e sovrintendono a tutte le funzioni della membrana cellulare permettendone la conservazione e l’ossigenazione, inoltre rendono il sangue più fluido agendo sull’aggregazione delle piastrine e combattono gli stati infiammatori dell’organismo.

Proprio per questi benefici è importante riuscire ad assumerne ogni giorno una dose di Omega 3 attraverso un regime alimentare che comprenda gli alimenti ricchi di questi acidi grassi: ciò significa via libera al pesce come salmone, trote, sardine, sgombro, ma non solo. Gli Omega 3 sono presenti anche nei semi e nell’olio di lino, nelle noci e nei cereali come l’avena o il germe di grano, nelle verdure a foglia verdure come spinaci, broccoli, cavoli, che rappresentano anche importanti fonti di vitamine e minerali.

Quali sono i benefici degli Omega 3?

Se si riesce a condurre un’alimentazione equilibrata si riesce facilmente ad assumere la giusta razione di grassi omega 3 al giorno, che non dovrebbe essere superiore ai 3 grammi in quanto gli Omega 3 devono cercare di mantenere un giusto rapporto con gli Omega 6. Infatti, un’assunzione eccessiva di Omega 3 può indurre al contrario a effetti indesiderati come l’aumento del rischio di emorragie e ictus, l’accumulo di metalli nell’organismo o provocare disturbi gastrointestinali come mal di stomaco e bruciori.

Bisogna, quindi, prestare la dovuta attenzione, soprattutto se si è deciso di assumerli tramite integratori. Se assunti ogni giorno nelle giuste dosi, gli Omega 3 hanno delle vere proprietà salvavita per il nostro organismo perché proteggono il cuore dalle malattie cardiovascolari riducendo i trigliceridi presenti nel sangue, abbassando la pressione sanguigna e contrastando la formazione delle placche aterosclerotiche. Inoltre, combattono gli stati infiammatori e riescono a ridurre notevolmente il rischio di tumori, migliorano il ritmo cardiaco, stimolano la memoria e la concentrazione ritardando così i processi degenerativi del cervello, per questo sono molti importanti per contrastare l’Alzheimer. Infine, gli Omega 3 combattono anche l’insorgenza del diabete di tipo 2 proprio perché agiscono sul metabolismo dei grassi.

Segreti di una torcia led per tutte le occasioni

Segreti di una torcia led

Quando non c’è se ne sente la mancanza e la si vorrebbe in casa: la torcia led può risultare utile in molte occasioni, eppure quasi mai la si ha a portata di mano. Averla in casa o portare con sé all’occorrenza una torcia led si rivela sempre molto conveniente per qualsiasi emergenza e tipo di situazione, ecco perché è consigliabile scegliere la torcia led che fa più al proprio caso.

La scelta di una torcia led può sembrare molto facile, ma a conti fatti non lo è perché oggi esistono tanti e diversi modelli di torce per cui si ha l’imbarazzo della scelta, soprattutto se si è neofiti. Ecco perché prima di procedere alla scelta di una torcia, bisogna prendere in considerazione tutti quei fattori che differenziano i tanti modelli di torce tra i quali sarà poi possibile scegliere quella che fa al caso proprio. Una distinzione che risulta tanto più utile proprio se non si è esperti del settore.

Le torce, infatti, possono differenziarsi le une dalle altre sia per le diverse dimensioni, sia per la tipologia di batterie che bisogna usare per farle funzionare, e sia per il prezzo, che alla fine si rivela il fattore di scelta fondamentale. Quindi, una volta deciso quale tra questi fattori è quello più rilevante, si potrà più facilmente procedere alla scelta della torcia. I diversi modelli che esistono oggi presentano, oltre a peso e dimensioni diverse, anche modalità di luce e lumens prodotti differenti.

Quale torcia preferire?

Come detto, però, il più importante fattore è quello del prezzo che riesce a inquadrare il tipo di torcia led alta potenza da scegliere: per esempio, una torcia sarà tanto più costosa se dotata di un tipo di design molto particolare e accurato e se prodotta in un materiale più resistente a graffi e cadute. Il prezzo lieviterà se la torcia risulterà dotata anche di specifica certificazione che ne caratterizza l’utilizzo: per esempio, dalla certificazione sarà possibile capire se si può usare la torcia anche sott’acqua.

Altro elemento da considerare è il riflettore e, di conseguenza, il vetro di cui è composta, dato che entrambi gli elementi possono fare la differenza sia in termini di prezzo che di prestazioni della torcia. Da non dimenticare anche l’elemento batteria: se, per esempio, la torcia viene usata in maniera occasionale o solo nei casi d’emergenza, magari risulterà più utile e pratico usare delle batterie usa e getta, mentre è meglio optare per batterie ricaricabili se l’uso della torcia diventa più assiduo e frequente, dato che permettono di essere utilizzate centinaia di volte e di ottenere un buon risparmio economico rispetto alle batterie normali.

Impastatrice e planetaria: le differenze

impastatrice e planetaria le differenze

Quando si è appassionati di cucina si è sempre forniti di tutti gli elettrodomestici che permettono di ottenere i manicaretti desiderati e un elettrodomestico che proprio non manca mai in una cucina è l’impastatrice che si rivela uno strumento molto versatile perché capace di lavorare qualsiasi tipo di alimento.

Come scegliere un’impastatrice?

L’impastatrice è uno di quegli elettrodomestici che non manca mai in cucina grazie alle sue molteplici funzioni e ai diversi usi in cui è possibile impiegarla. Infatti, l’impastatrice consente di lavorare a ogni sorta di manicaretti: dalla pasta fatta in casa alla pizza fino alla realizzazione di creme e dolci, l’impastatrice permette di risparmiare molto tempo e notevole fatica perché a lavorare al posto proprio è la macchina.

Il tipo più usato e noto alle appassionate di cucina è l’impastatrice detta planetaria che grazie alle sue tre fruste è capace di raggiungere ogni parte della ciotola e di ottenere un impasto del tutto omogeneo senza lasciare residui di sorta. La scelta di una buona impastatrice oggi è diventata piuttosto difficile perché ormai ne esistono tante e di diversi tipi, anche prodotte da diverse marche e sponsorizzate da grandi chef, per questo è utile avere le idee chiare se si desidera scegliere un’impastatrice per la propria cucina.

Molte chef o esperte di cucina preferiscono a una qualsiasi impastatrice proprio la planetaria perché rispetto ai modelli normali, gioca sul lavoro di ben tre fruste, ovvero ha una frusta a foglia serve per mescolare bene gli ingredienti, quella a filo serve per sbattere le uova, montare la panna o frullare cremine, e la frusta a gancio serve per lavorare gli impasti lievitati. Così fornita l’impastatrice consente a tutte, esperte o meno di manicaretti, di essere capaci di preparare qualsiasi tipo di piatto senza perdere troppo tempo e garantendo un ottimo risultato finale.

Oltre alla planetaria, esistono diversi modelli di impastatrici per cui scegliere quella che può risultare più adatta alle proprie esigenze culinarie, è un po’ più difficile se non si è esperte della materia. Per esempio, uno dei fattori per cui è possibile optare per un modello o per un altro è la potenza dell’elettrodomestico: una buona impastatrice dovrebbe lavorare a una potenza di almeno 325 watt, energia necessaria per gestire tutto il lavoro delle fruste. Altro fattore da non sottovalutare sono le impostazioni , ovvero bisogna assicurarsi che l’impastatrice sia dotata di diversi livelli diversi di velocità.

Diverse possibilità di epilatore che ci sono

diverse possibilita di epilatore che ci sono

Per poter eliminare una volta per tutte i peli superflui ed evitare il dolore della tradizionale ceretta, oggi si può facilmente ricorrere all’uso dell’epilatore. Esistono diversi tipi di epilatore ormai, tra tutti il più famoso è quello a luce pulsata perché consente di risolvere il problema dei peli superflui una volta per tutte.

Ormai la tecnologia ha permesso anche agli epilatori, questi elettrodomestici di cui ogni donna è fornita, di poter essere modificati in modo da risultare non solo di pratico utilizzo ma anche indolori. Effettuare la dolorosa ceretta a strappo quando è possibile utilizzare un semplice epilatore e non patire più alcun dolore è diventato realtà e oggi nei centri estetici è anche possibile sottoporsi al trattamento con epilatore a luce pulsata, che ormai è entrato anche nelle casa delle più fissate. Infatti, oggi accanto agli epilatori normali è possibile trovare anche gli epilatori a luce pulsata che sono muniti della stessa tecnologia e offrono lo stesso servizio di quelli usati nei centri estetici professionale.

L’epilatore a luce pulsata, diversamente da quello normale, ricorre alla tecnologia della fototermolisi selettiva per distruggere il follicolo pilifero attraverso il calore e impedendone allo stesso tempo la ricrescita. Se la lotta ai peli superflui già con l’epilatore normale era quasi vinta, con quello a luce pulsata lo è del tutto perché si possono eliminare i peli in modo perenne senza però danneggiare la pelle, come spesso capita con la ceretta.

Come scegliere l’epilatore

Oggi esistono diversi modelli di epilatore che devono essere valutati bene in quanto si tratta di un apparecchio che non è consigliato usare proprio su tutti i tipi di peli e di pelli. In genere, chi vanta poca peluria può facilmente risolvere il problema con la ceretta, per cui l’epilatore è più consigliato a coloro che hanno peli più scuri rispetto alla pelle e più folti. Chi vuole dire addio al problema dei peli superflui una volta per tutte, non può rinunciare all’uso dell’epilatore. Da sempre usato anche nei centri estetici, l’epilatore anche se di diverse dimensioni, funziona sempre nello stesso modo e cerca di estirpare il pelo alla radice in modo da impedirne una ricrescita veloce.

Esistono però delle regole da rispettare per l’uso domestico dell’epilatore, per cui per scegliere quello più adatto, sarebbe meglio capire il tipo di pelle che si ha e se reagirebbe bene all’uso dell’epilatore. Si può, per esempio, fare una prova stesso presso un centro estetico o facendosi prestare un epilatore e se il risultato dovesse essere positivo, allora si può considerare l’idea dell’epilatore domestico.

Tutti i tipi di seggiolini auto e le sue regole

seggiolini auto e le sue regole

Quando si deve trasportare in auto un bebè, il bimbo deve poter godere del viaggio in auto in tutta sicurezza, per questo è necessario dotare l’auto di apposito seggiolino che andrà scelto in modo accurato, che sia a norma di legge e in cui il bimbo possa sentirsi sia sicuro che libero di muoversi. Vediamo, quindi, come poter scegliere tra la vasta gamma di seggiolini auto oggi esistenti.

Quali seggiolini auto scegliere

Quando si ha la necessità di trasportare in auto il proprio bambino è bene poterlo fare in tutta sicurezza, per questo bsiogna scegliere un seggiolino auto che garantisca un trasporto sicuro e comodo al bimbo e alla mamma. Infatti, quando si fanno viaggiare i bimbi senza sistemarli prima sul seggiolino si rischia di metterli in pericolo nel caso accada qualcosa: anche una semplice frenata effettuata in modo un po’ più brusco, può farli sbalzare e per questo è importante posizionarli all’interno dei seggiolini auto. Molti genitori però, non concordano su quale possa risultare il posto migliore dove sistemare lo stesso seggiolino.

Poiché i genitori vorrebbero controllare i bambini in ogni istante, propendono a sistemare il seggiolino nel posto anteriore accanto al guidatore ma in realtà l posto migliore in cui sistemare il seggiolino auto è quello al centro dei sedili posteriori. Sistemare il bimbo proprio accanto a sé, infatti, si rivela quasi sempre una scelta non troppo acuta, però ciò non significa che sia vietata dal Codice della Strada. In questi termini non ci sono divieti, certo è che avendolo davanti accanto a sé, si può tenere il bambino più sotto controllo e se si è particolarmente ansiosi forse è meglio sistemare il seggiolino in tal modo.

Oggi è possibile scegliere tra diversi tipi di seggiolini auto a seconda naturalmente dell’età e del peso del bimbo: infatti, ci sono i seggiolini più adatti ai neonati fino ai nove mesi di vita che permettono al bimbo di viaggiare anche sdraiato, e ci sono seggiolini idonei anche ai bambini dai sei ai dodici anni, e si tratta di quei seggiolini auto che servono ad aumentare l’altezza del bambino in modo che possa indossare la cintura di sicurezza. Se il bebè ha meno di quindici mesi andrà sistemato in un seggiolino di Gruppo 0+: più che un seggiolino si tratta di un lettino che protegge il bebè maggiormente alla testa e alla gambe, se invece il vostro bimbo ha dai nove mesi ai cinque anni d’età andranno bene seggiolini auto del Gruppo 1, che bisogna fissare usando le cinture di sicurezza.

Le cinture, infatti, dovranno essere ben tese: in questo modo si eviterà qualsiasi movimento del seggiolino. Per i bimbi fino a sei anni sono adatti i seggiolini auto del Gruppo 2, in quanto sono dotati di braccioli e schienale per far rialzare il bambino in modo da fissarlo con la cintura di sicurezza. In genere, i seggiolini auto vengono usati anche per quei bambini che anche se anagraficamente grandi, non arrivano al metro e mezzo di altezza necessario per usare le cinture di sicurezza.