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Le scimmie si ubriacano?

scimmie si ubriacano

Noi umani consumiamo una grande varietà di cibi, ma siamo diventati così avventurosi soltanto in epoca relativamente recente: apparteniamo ai grandi primati, che discendono da altre scimmie la cui alimentazione comprendeva prevalentemente frutta.

L’alimentazione delle scimmie

Per esempio, i nostri parenti più prossimi tuttora in vita (i gibboni, gli oranghi, i gorilla e gli scimpanzé) si nutrono quasi esclusivamente di frutti di grandi dimensioni e molto zuccherini. Fanno eccezione i gorilla di montagna che prediligono vegetazione erbacea vista la scarsità di altre piante ad altitudini di oltre 1500 metri in zone tropicali. Effettivamente, i primati si sono diversificati, diventando le creature frugivore dei bassipiani tropicali che conosciamo, circa 45 milioni di anni fa. Diverse mutazioni adattive sensoriali, per esempio la visione stereoscopica (tridimensionale) e tricromatica, oggi consentono alle scimmie di distinguere i frutti più maturi e colorati, altrimenti invisibili a distanza, nascosti dalla fitta e caotica copertura arborea della foresta.

È stato dimostrato che anche la sensibilità olfattiva delle scimmie a diversi tipi di alcol è molto elevata. Le scimmie ragno o Atales sono la specie perfetta per testare l’ipotesi della scimmia ubriaca secondo l’antropologa Christina Campbell della California State University a Northridge. Sono eminentemente frugivore e molto abili nel distinguere livelli minimi di etanolo in esperimenti gustativi. La dottoressa lavora a Panama misurando il tenore alcolico dei frutti selvatici preferiti dalle scimmie, e mettendolo poi in relazione ai prodotti metabolici rilevati in campioni di urina e di pelo.

Le novità alimentari

I primati e altri ultimali, poi, potrebbero ricavare alcol non soltanto dalla frutta: il biologo Frank Wiens ha trascorso anni nella foresta malese, a studiare le reazioni di lori lenti, tupaie e altri mammiferi al nettare contenuto nei fiori di una particolare palma di grandi dimensioni. La sostanza zuccherina in costante fermentazione sembrava particolarmente apprezzata per il suo contenuto alcolico. Molte specie di uccelli, tra cui i colibrì e le nettarinie, oltre naturalmente a svariati insetti, si nutrono esclusivamente di nettare. L’esposizione naturale all’alcol, sembra essere molto più comune di quanto pensiamo.

Negli ultimi due milioni di anni, la dieta umana si è diversificata, e da quando siamo diventati agricoltori, abbiamo compiuto scelte alimentari radicalmente in contrasto con le precedenti fonti nutritive. Tuttavia, discendiamo da specie eminentemente frugivore: i nostri antenati erano primati che si cibavano dei tesori zuccherini delle foreste e chi si nutre di frutta matura consuma anche alcol, benchè in quantità ridotte. Parallelamente ai primi esperimenti di coltivazione stanziale dei nostri primogeniti neolitici, i primi casi di fermentazione indotta di frutta e cereali potrebbero avere messo in luce i risvolti psicoattivi, con ricadute benefiche sulle scorte energetiche necessarie a far fronte alle nuove sfide poste dalla neonata agricoltura.