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Curiosità

Cos’è la panca a inversione?

Panca a inversione

Perché si usa la panca a inversione? Chi la usa e come? La panca a inversione è un particolare attrezzo usato non solo dagli atleti ma anche da chi pratica sport a livello non agonistico e serve per alleviare diversi malesseri che possono colpire la colonna vertebrale. Vediamo come si usa e chi può usarla.

La panca a inversione è un attrezzo che serve a stare sdraiati a testa in giù e consente di raggiungere l’inclinazione voluta in modo del tutto graduale. In pratica è un attrezzo che permette di effettuare un tipo di esercizio che serve come trattamento di trazione della colonna vertebrale: infatti, quando si sta a testa in giù le articolazioni sono automaticamente sollecitate da una forza uguale e contraria rispetto a quando si sta in piedi.

La panca, quindi, è utile per ridurre i dolori alla schiena e per migliorare la propria capacità di orientarsi nello spazio e acquisire un maggiore senso dell’equilibrio. A usare la panca a inversione sono soprattutto sciatori e piloti, che allenano la propria percezione per raggiungere più in fretta e più facilmente l’equilibrio.

Come si usa la panca a inversione

La terapia della panca inversa rappresenta il modo ideale e il più naturale per dare sollievo alla propria schiena, ma serve anche a migliorare la circolazione del sangue, e si rivela utile per ridurre lo stress e la tensione in quanto agisce sugli effetti che la forza di gravità esercita ogni giorno sul corpo umano. L’uso della panca riesce a invertire la polarità del corpo favorendo l’irrigazione sanguigna dei tessuti e operando in modo che l’energia arrivi a tutti gli organi.

La panca a inversione è utile per gli atleti ma anche per chi pratica sport a livello non agonistico proprio perché permette di lenire i dolori della colonna vertebrale, quindi chi soffre di mal di schiena può trarne il giusto sollievo e non solo, l’esercizio sulla panca favorisce una migliore circolazione sanguigna e consente di diminuire lo stress quotidiano che si subisce a causa degli effetti negativi provocati dalla forza di gravità sul proprio organismo.

Gli effetti positivi sull’organismo che derivano dall’utilizzo della panca a inversione si sono rivelati, quindi, decisivi per tutti. L’utilizzo della panca, proprio perché consente di attivare la circolazione sanguigna, permette di conseguenza di lenire i problemi legati alle vene varicose, aumenta l’ossigenazione del cervello, e consente un ringiovanimento e una rivitalizzazione cellulare dei tessuti.

Il binocolo: usi e costumi

binocolo usi e costumi

Molto utile per chi ama la natura e si diverte a osservare gli animali nel loro habitat naturale, il binocolo si rivela uno strumento fondamentale per coloro che adorano andare in giro per boschi o per chi deve vigilare su un determinato territorio.

Utilizzato per ingrandire oggetti che si trovano a una lunga distanza, nel binocolo le immagini passano attraverso due serie di lenti e poi attraverso dei prismi, e ciò significa che l’immagine viene prima ingrandita e poi raddrizzata per essere ‘letta’ dall’occhio. La scelta del binocolo non dipende solo dal tipo di utilizzo che ne se ne farebbe, ma anche dal prezzo e dal modello di binocolo richiesto, ecco perché sono diversi gli elementi da prendere in considerazione prima di optare per un modello o per l’altro. Prima di effettuare la scelta, infatti, bisogna considerare alcuni parametri che rendono buono un binocolo come l’ingrandimento e il diametro della lente frontale.

L’ingrandimento indica quante volte si vede più vicino l’oggetto osservato, mentre il diametro dell’obiettivo esprime la misura della lente frontale e si tratta di un fattore che sta a indicare anche la luminosità del binocolo stesso, ed è fondamentale per le sue prestazioni. Il fattore crepuscolare, invece, serve a valutare la possibilità di riconoscere un oggetto anche in condizione di scarsa luminosità, mentre il campo visivo del binocolo indica lo spazio che è possibile osservare attraverso il binocolo stesso.

Come scegliere un binocolo

Come detto ormai esistono diverse tipologie di binocolo tra cui è possibile scegliere quello che fa al caso proprio, ma principalmente è possibile optare tra i modelli tradizionali detti a prisma e quelli più moderni conosciuti come prismi a tetto. In pratica, i binocoli tradizionali permettono che l’immagine della lente anteriore arrivi all’oculare tramite diverse riflessioni su specchi posti all’interno dello stesso binocolo, mentre i modelli prismi a tetto presentano le lenti obiettivo in linea con gli oculari e sono per questo di forma più compatta, ma l’immagine riprodotta non è qualitativamente uguale a quella dei binocoli tradizionali.

Per scegliere il binocolo giusto, bisogna anche considerare la distanza minima di messa a fuoco: un binocolo può mettere a fuoco usando un meccanismo centrale a ghiera, mentre altri modelli sono focus free, ovvero non consentono di regolare la messa a fuoco provocando di conseguenza un maggiore affaticamento degli occhi. Anche per questo bisognerà prendere in considerazione le lenti dell’oculare che dovrebbero trovarsi a una distanza quanto più confortevole per l’occhio, a maggior ragione se si indossano anche gli occhiali.

Impastatrice e planetaria: le differenze

impastatrice e planetaria le differenze

Quando si è appassionati di cucina si è sempre forniti di tutti gli elettrodomestici che permettono di ottenere i manicaretti desiderati e un elettrodomestico che proprio non manca mai in una cucina è l’impastatrice che si rivela uno strumento molto versatile perché capace di lavorare qualsiasi tipo di alimento.

Come scegliere un’impastatrice?

L’impastatrice è uno di quegli elettrodomestici che non manca mai in cucina grazie alle sue molteplici funzioni e ai diversi usi in cui è possibile impiegarla. Infatti, l’impastatrice consente di lavorare a ogni sorta di manicaretti: dalla pasta fatta in casa alla pizza fino alla realizzazione di creme e dolci, l’impastatrice permette di risparmiare molto tempo e notevole fatica perché a lavorare al posto proprio è la macchina.

Il tipo più usato e noto alle appassionate di cucina è l’impastatrice detta planetaria che grazie alle sue tre fruste è capace di raggiungere ogni parte della ciotola e di ottenere un impasto del tutto omogeneo senza lasciare residui di sorta. La scelta di una buona impastatrice oggi è diventata piuttosto difficile perché ormai ne esistono tante e di diversi tipi, anche prodotte da diverse marche e sponsorizzate da grandi chef, per questo è utile avere le idee chiare se si desidera scegliere un’impastatrice per la propria cucina.

Molte chef o esperte di cucina preferiscono a una qualsiasi impastatrice proprio la planetaria perché rispetto ai modelli normali, gioca sul lavoro di ben tre fruste, ovvero ha una frusta a foglia serve per mescolare bene gli ingredienti, quella a filo serve per sbattere le uova, montare la panna o frullare cremine, e la frusta a gancio serve per lavorare gli impasti lievitati. Così fornita l’impastatrice consente a tutte, esperte o meno di manicaretti, di essere capaci di preparare qualsiasi tipo di piatto senza perdere troppo tempo e garantendo un ottimo risultato finale.

Oltre alla planetaria, esistono diversi modelli di impastatrici per cui scegliere quella che può risultare più adatta alle proprie esigenze culinarie, è un po’ più difficile se non si è esperte della materia. Per esempio, uno dei fattori per cui è possibile optare per un modello o per un altro è la potenza dell’elettrodomestico: una buona impastatrice dovrebbe lavorare a una potenza di almeno 325 watt, energia necessaria per gestire tutto il lavoro delle fruste. Altro fattore da non sottovalutare sono le impostazioni , ovvero bisogna assicurarsi che l’impastatrice sia dotata di diversi livelli diversi di velocità.

Vado su Marte…

Vado su Marte

Quarto del sistema solare, Marte è anche noto con il nome di ‘pianeta rosso’ per via del colore, dovuto all’ossido di ferro (ruggine). La sua atmosfera, molto diversa dalla nostra, si compone del 95% di Anidride carbonica (CO2), mentre la rimanente parte è costituita da azoto, argon e pochissimo ossigeno.

Caratteristiche di Marte

Il clima è più simile a quello della terra rispetto alle temperature che si trovano su altri pianeti del sistema solare. Le temperature variano tra i -140 gradi centigradi d’inverno e i 20 gradi d’estate. La grande escursione termica è dovuta a due fattori principali. Il primo riguarda l’elevata distanza dal sole (che è giusto il doppio rispetto alla distanza che la Terra ha dal sole), per cui Marte ha una rivoluzione intorno alla stessa stella che dura due anni terrestri, con le stagioni che hanno doppia durata rispetto alle nostre. Il secondo è l’atmosfera marziana, molto più sottile in confronto a quella della terra, che non riesce a trattenere il calore come avviene sul nostro pianeta.

Su Marte, inoltre, l’acqua non può diventare liquida a causa della bassa pressione atmosferica, ma è presente sotto forma di vapore. Alcuni meteoriti caduti nell’Antartide, al Polo Sud, negli anni 80 presentano caratteristiche chimiche molto simili a quelle del suolo marziano. Numerosi studi specialistici sui frammenti hanno stabilito che, circa quattro miliardi di anni fa, su Marte erano presenti nanobatteri simili a quelli che vivono sulla Terra. L’ultima recente scoperta di metano sul Pianeta rosso ha ridato forza all’ipotesi che altre forme di vita possano nascere di nuovo su Marte.

C’è vita su Marte

Il robot Curiosity, che analizza l’atmosfera marziana ha scoperto tracce di presenza regolare di gas metano sul pianeta rosso. Alla sua origine ci potrebbe essere l’attività di microbi, ossia sostanze organiche. La straordinaria scoperta apre la strada a nuove ipotesi circa l’evoluzione della vita su pianeti diversi dalla Terra, anche se le emissioni sembrano troppo scarse per dare inizio alla nascita di forme biologiche. Da sempre i pianeti che fanno parte del Sistema Solare rappresentano motivo di grande fascinazione per gli abitanti della terra; la domanda se ci sia vita o meno sugli altri pianeti è da sempre al centro del dibattito scientifico.

Il pianeta rosso, in particolare, è quello che più di tutti secondo gli studiosi può ospitare la vita: la presenza dell’acqua, del metano ma anche di condizioni atmosferiche molto simili alla terra fa di questo pianeta il più adatto alla formazione di vita. Alcune foto scattate dalla Nasa, non a caso, hanno fatto pensare che il pianeta fosse occupato anche da chiazze di vegetazione. La spiegazione dell’ente spaziale statunitense, dopo un’attenta analisi, chiarisce però che dovrebbe trattarsi solo di un’illusione ottica.

Conosciamo i chip neuromorfi

Conosciamo i chip neuromorfi

Il cervello umano è forse il più complesso dispositivo di calcolo sulla Terra, ma gli scienziati prima o poi potrebbero riuscire creare un rivale. Come? Copiando l’originale. Si chiamano chip neuromorfi ed è fatto di circuiti che imitano la struttura del cervello umano.

Cosa sono i chip neuromorfi?

Un gruppo dell’università di Stanford ha ora sviluppato “Neurogrid”, un insieme di 16 microprocessori chiamati “Neurocore”, in grado di simulare un milione di neuroni e miliardi di connessioni sinaptiche. “Neurogrid” è anche molto efficiente: consuma circa 110 mila volte meno energia rispetto a un normale computer con la stessa potenza di calcolo. Ma ci vorrà molto tempo prima che possa competere con la nostra materia grigia, sia in termini di efficienza, sia di prestazioni. Il cervello umano ha 80 mila volte i neuroni di Neurogrid e consuma solo tre volte di più.

Raggiungere questo livello di efficienza a fronte di prestazioni maggiori in termini di ricettività e sensibilità è la sfida ultima per gli ingegneri neuromorfi. Il costo di ogni “Neurogrid” si aggira intorno ai 30 mila euro, ma potrebbe scendere a 300 con una produzione industriale. Al momento Boahen sta sperimentando l’uso di un singolo “Neurogrid” per il controllo in tempo reale di un braccio artificiale. Spera che il dispositivo un giorno possa diventare un chip da impiantare nel cervello di una persona paralizzata per consentire di tradurre i segnali dei neuroni in movimento di protesi artificiali.

Cavernicoli non così stupidi

Se pensate che i Neandertal fossero esseri rozzi e semplicioni condannati all’estinzione dalla superiorità intellettuale degli antenati dell’uomo moderno, forse è tempo di ricredervi. I Neandertal si stabilirono in una vasca arca dell’Europa e dell’Asia tra 350 mila e 40 mila anni fa, ma scomparvero dopo l’arrivo degli ominidi -anatomicamente moderni. Siamo abituati ad attribuire questa estinzione alle maggiori doti dei nuovi arrivati nella caccia e nella capacità di comunicare, oltre che di adattarsi e innovare. Ma una rassegna di recenti studi sui Neandertal condotta all’università del Colorado ha messo in dubbio questa convinzione. Non c’è la prova di una inferiorità cognitiva. L’immagine che ci siamo fatti dei Neandertal non è corretta.

Con ogni probabilità i Neandertal uccidevano bisonti, mammuth e rinoceronti spingendoli verso precipizi.Questo presuppone capacità di pianificare comunicare in gruppo. Nei siti dei Neandertal sono stati trovati anche l’ocra – un pigmento usato fosse per dipingere il corpo – e vari ornamenti, il che suggerisce che seguissero rituali complessi e avessero un codice di comunicazione simbolica. I ricercatori finora hanno comparato i Neandertal non ai loro contemporanei negli altri continenti, ma ai loro successori. E’ come paragonare il modello T della Ford in uso all’inizio del `400, a una moderna Ferrari, e concludere che Henry Ford era cognitivamente inferiore a Enzo Ferrari.