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Che pensa il cane?!

pensa il cane

Quando il dottor Attila Andics propose di analizzare il cervello di un cane cosciente con la risonanza magnetica, i suoi colleghi dissero che era un’idea folle. Ma Andics, che lavora con il gruppo di ricerca sull’Etologia Comparata MTE-ELTE dell’Accademia Ungherese delle Scienze a Budapest, non solo è riuscito a convincere 11 cani a seguire il suo progetto pazzo, ma ha anche ottenuto nuove importanti informazioni su come il cervello di un cane elabori il linguaggio e le emozioni, e un giudizio sull’evoluzione della voce nella nostra storia biologica.

La risonanza magnetica ai cani?

Non c’è da stupirsi che il piano di Andics abbia incontrato una certa dose di scetticismo: chiunque si sia sottoposto a risonanza può testimoniare il disagio che essa può provocare. La macchina produce suoni metallici e graffianti in continuazione. L’uso dello scanner in clinica veterinaria non è di per sé una novità ma gli animali di solito sono sottoposti ad anestesia generale prima dell’esame. I cani di Andics invece erano coscienti e sono stati addestrati a rimanere immobili per tutta la durata della risonanza. La possibilità di esaminare il cervello degli animali svegli, sani e calmi apre la strada a una nuova branca della neuroscienza comparata.

In futuro i medici saranno in grado di eseguire studi comparati su altre caratteristiche, come l’olfatto e la vista. I ricercatori ungheresi sono interessati in particolare all’evoluzione del linguaggio umano e lo studio può rivelarci le differenze tra il nostro cervello e quello canino. La prima specie a essere addomesticata, tra i 14000 e i 31000 anni fa, fu il lupo. L’ambiente sociale normale per un cane è la famiglia umana, il paragone quindi è molto interessante. La speranza dei medici è trovare aspetti dell’elaborazione del linguaggio che esistono nell’uomo ma non nel cane. In questo modo si potrebbe capire anche come si è evoluto il linguaggio umano.

Similitudini tra pensiero animale e pensiero umano

Andics e colleghi hanno fatto ascoltare suoni canini e umani prima a 11 cani, addestrati a rimanere seduti perfettamente immobili nello scanner e poi a volontari umani. Successivamente, i medici hanno comparato l’attività media di risposta a suoni umani e animali, identificando le regioni del cervello in cui le reazioni mostravano significative differenze.

La regione del lobo temporale rimaneva attiva in entrambi i gruppi di studio e entrambe le specie mostravano un picco di attività in risposta ai suoni dei propri simili. Alla fine i medici hanno scoperto che l’elaborazione delle informazioni emotive in risposta a suoni canini e umani avviene in modo molto simile nei cani e negli umani. L’animale reagisce alle emozioni umane nello stesso modo in cui reagisce alle emozioni di altri cani, sebbene la reazione sia meno intensa.